Benefici di un percorso di life coaching

Il life coaching è una metodo di struttura relazionale supportiva che vive di creatività. Il suo operato è indirizzato a generare un “cambiamento organizzativo ed operativo” nella persona che si rivolge al coach e che tecnicamente si chiama e chiameremo coachee.

Perché il life coaching funzioni il coachee deve essere persona con la voglia di crescere e migliorare una parte della sua vita personale e sociale, presupposti che comunque porteranno a dei riverberi inevitabili anche nella sua vita relazionale a livello lavorativo.

Il life coaching è un metodo basato sul creare una relazione volta al cambiamento, attraverso il quale il coachee riuscirà a sviluppare e valorizzare una serie di potenzialità personali e per definizione soggettive utili alla creazione di piani d’azione necessari al raggiungimento degli obiettivi che il coachee si pone.

Ricordo che quando parliamo di obiettivi che si pone il coachee, per definizione sono obiettivi di grande importanza per la persona, quindi qualora leggeste in altri articoli l’espressione “obiettivo sfidante” ritengo che questo termine sia da circoscrivere al concetto che è per forza sfidante un obiettivo che ancora non siamo riusciti a realizzare!!

Spesso con questo termine, invece, le persone si raccontano che per “sfidante” si deve andare ad identificare qualcosa di “impossibile”: il problema è che se l’obiettivo diventa impossibile allora per definizione non lo si può realizzare e questo porterà il coachee a sentirsi sfiduciato, sensazione che metterà a rischio la relazione supportiva tra coach e coachee.

Il life coaching è un metodo di allenamento delle potenzialità, un metodo che abbiamo già scritto essere basato sulla creatività e sullo stimolare il coachee a compiere azioni che lo portino verso ciò che desidera ottenere nel futuro.

Il life coaching è basato su un modello di conversazione che vive dell’arte della maieutica pratica che risale ai tempi della filosofia dell’Antica Grecia grazie alla quale il soggetto è chiamato a trovare la verità dentro se stesso e portarla in emersione grazie ad una serie di domande ben poste da parte del coach.

In epoca recente, parliamo degli anni ’70, la persona che per prima ebbe più successo nella pratica del coaching fu un atleta, tennista, Timothy Galway che scrisse “The inner game of tennis” che in italiano lo andremmo a tradurre come “il gioco interiore nel tennis”. Galway codifica e verifica che mentre giocava a tennis, nella sua mete accadevano una serie di attività che potevano favorire o inibire la prestazione sportiva.

Tra queste l’attività principale e causa degli stati di agio o disagio era rappresentata dal dialogo interno.

La qualità delle parole e la frequenza con la quella queste parole venivano ripetute nella testa favorivano o inibivano la prestazione sportiva.

Da queste riflessioni riuscì a dar vita all’ormai famosa formula dell’inner game:

  • Performance = potenziale del soggetto – interferenze prodotte dal soggetto stesso o esterne

Il dialogo interno rappresenta una interferenza molto forte nella persona, una sorta di giudice interiore, spietato critico che porta a “governarci” verso l’iper controllo ed il giudizio di se stessi che di solito è molto svalutante.

Questo giudice finirà per interferire pesatamente sull’autostima del soggetto e quindi sulla sua possibilità di dar vita ad una auto efficacia equilibrata.

Il life coach è il professionista che riesce a progettare insieme al coachee un metodo che per definizione diventa ripetibile, metodo che ha come scopo il permettere al coachee di realizzare i suoi obiettivi futuri, grazie alla gestione delle emozioni e ad una canalizzazione energetica adeguata e coerente.

Per “coerente” intendo che gli stimoli comportamentali che via via si andranno a definire devono essere in linea con la scala dei valori della persona che riceve coaching, senza diventare invasivi o distonici al fine di produrre processi autogenerativi di prestazione nel coachee.

Alcune parole diventano fondamentali per realizzare una corretta attività di life coaching, ovvero: consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia che un coach deve “garantire” nella sua pratica professionale

Il Life coach, quando si presenta in modo deontologico, come principale attenzione professionale deve avere quella dell’ascoltare!!

L’ascolto va fatto in un modo specifico, tanto che viene denominato…ascolto attivo, ovvero sarà un ascolto ricco di domande mirate rispetto all’arte della maieutica della quale ti ho fatto cenno in questo articolo.

Questo processo porterà a:

  • Dar vita ad una relazione tra coach e coachee basata sul “win to win”.
  • Identificare uno specifico obiettivo verso il quale attivare le energie del coachee.
  • Sottoscrivere una sorta di “patto di coaching”, come dire un importante impegno reciproco che porrà entrambi nella direzione del fare bene, del fare il meglio possibile per riuscire.

Io quando faccio attività di coaching faccio sempre sottoscrivere questo “patto” e sottolineo che se da una volta all’altra che ci vediamo, il coachee non sente di star producendo comportamenti nuovi o sfumati rispetto a quelli che produceva prima di incontrarmi …beh, allora verifichiamo subito le possibili cause sino ad arrivare alla sospensione dell’attività di coaching.

Il coachee non è lì per perdere tempo e fiducia in se stesso. Io non sono lì per fregare i suoi soldi:

  • Vanno rispettate le volontà e stimolate verso la realizzazione degli obiettivi che ci si è posti senza giudizio di valore o critica disfunzionale sulla persona.
  • Definire i tempi di attuazione delle attività alle quali è chiamato il coachee per raggiungere i suoi obiettivi. A me non piace “allungare il brodo” per cui gli incontri vanno settati, asciugati, circoscritti e resi efficaci rispetto al tempo di esposizione dell’attività di life coaching.
  • Un life coach capace è in grado di sviluppare flessibilità e processi di adattamento relazionale ed interpretativo nei confronti del coachee, al fine di stimolare il miglior risultato possibile durante la sessioni di life coaching

In sintesi il life coach competente si impegna a sviluppare atteggiamenti mentali adeguati nei confronti del coachee, aiutandolo ad indirizzare il suo potenziale per orientarlo verso lo sviluppo consapevole di nuovi comportamenti adeguati e coerenti per la realizzazione degli obiettivi che il coachee si pone.

Per fare questo la persona che riceve la coaching dovrà accorgersi di “provare a livello sensoriale” nuovi stimoli motivazionali che porteranno ad un crescita sia verso l’autostima sia verso l’autoefficacia perché non dimentichiamo mai che il senso di un buon intervento di coaching è:

  • Portare il coachee a vivere processi autogenerativi di prestazione.

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