Tecniche di memorizzazione: come si fa e quali sono

Nell’ambito delle attività lavorative spesso si tende a dare priorità a percorsi formativi di tipo tecnico che permettano un facile e veloce calcolo del R.I.F.

Quando invece si parla di formazione mirata allo sviluppo di alcune facoltà, più comunemente conosciute come risorse umane, il calcolo non è sempre così semplice; e fra le varie facoltà ne troviamo che, se pur di primaria importanza, spessa viene ignorata: LA MEMORIA.

Nonostante la medicina stia studiando da diversi decenni quali siano i molteplici sistemi di funzionamento e le diverse zone del cervello che la ospitano, della memoria dal punto di vista fisiologico non se ne sa ancora abbastanza.

Invece dal punto di vista dell’operatività pratica, ovvero di come possiamo andare a ricordare nomi, numeri, dati di ogni ordine e grado, vocaboli di lingue straniere, leggi e codici, parole chiave e concetti di documenti di aggiornamento, circolari, listini …, ne sappiamo molto di più visto che sono quasi 2500 anni che le tecniche di memoria vengono utilizzate.

Pensate che il primo ad utilizzarle fu Simonide di Ceo, che nel 460 a.c. a Farsalo, comprese come utilizzare quella straordinaria facoltà di cui tutti gli uomini dispongono, ovvero la MEMORIA VISIVA che la medicina moderna ha confermato essere circa l’82% della nostra memoria.

Ecco perché si tende a ricordare meglio il volto di una persona piuttosto che il suo nome.

Purtroppo le tecniche di memoria in tutti questi secoli sono state appannaggio di pochi studiosi che, per paura di andare contro i vari divieti religiosi o semplicemente per far credere di essere in possesso di straordinarie capacità sovrumane (basti pensare a Pico della Mirandola!), non le hanno diffuse.

Lasciando l’excursus storico delle tecniche ad un eventuale ulteriore momento d’incontro, arriviamo al 1940 quando, gli Americani decidono di studiare e rielaborare i vari sistemi mnemonici del passato per costruire una metodologia che fosse di semplice acquisizione e di facile utilizzo, in modo da permettere ai piloti, dei caccia della Seconda Guerra mondiale, di studiare e gestire le migliaia di dati che dovevano quotidianamente incamerare.

Dall’ambiente militare il passo a quello aziendale, manageriale e universitario è stato breve. (almeno negli Stati Uniti, Inghilterra e Germania!) Oggi qualsiasi attività lavorativa svolta da una persona che voglia lavorare professionalmente, sia che si parli del settore commerciale che del terziario avanzato, deve gestire una quantità di dati sempre più numerosi e complessi in tempi sempre più ridotti.

Certo è che le deficienze mnemoniche diventano particolarmente imbarazzanti e fastidiose soprattutto per tutti coloro che svolgono attività di vendita o relazionali.

Infatti se è vero che la memoria è perfetta nella fase di deposito non lo è in quella di richiamo. Ecco perché spesso si sentono frasi del tipo: “… accidenti, questo nome, questo dato, questo numero lo sapevo; ce l’ho sulla punta della lingua eppure non riesco a ricordarmelo!”

Questo accade non perché esistono persone che sono nate con una buona o una cattiva memoria, ma perché ci sono persone che hanno o non hanno un metodo per depositare, e quindi richiamare, i dati che gli interessano in modo ORDINATO e ASSOCIATO! (principi conosciuti sin dai tempi di Platone).

Una memoria meglio organizzata può favorire il successo nella vita privata e nell’attività lavorativa. Una memoria più efficace permetterà di ridurre i tempi di acquisizione delle informazioni, di poterle ricordare per tutto il tempo che ci servono e di limitare gli stati emotivi negativi.

Infatti ricordare significa migliorare la fiducia in se stessi, significa poter padroneggiare dati diversi in situazioni diverse senza subire imbarazzanti e dequalificanti vuoti di memoria; fenomeno tristemente conosciuto da coloro che parlano in pubblico e noto con il nome di “effetto pagina bianca”.

Logicamente le tecniche di memoria non sono né una magia né una panacea, permettono però di andare a costruire un metodo di lavoro semplice e personale; e soprattutto reiterabile tutte le volte che lo si riterrà opportuno.

L’utilizzo di queste tecniche mi hanno favorito in tante situazioni sia di vendita che sociali, permettendomi di andare a ricordare, al momento giusto, quel nome, quella situazione, quel particolare di quella riunione, facendo si che io potessi ricevere un certo tipo di attenzione e considerazione da parte del mio interlocutore.

Per concludere un rapidissimo accenno ai benefici complementari che le tecniche di memoria ci permettono di ottenere, ovvero il miglior utilizzo dell’emisfero destro sede di alcune delle nostre capacità come quella creativa ed immaginativa, utili per attività quali il problem solving e la capacità di comunicare.

Comprendo che queste poche righe non possono essere esaustive per trattare un argomento così vasto ed affascinante, io stesso dopo dieci anni che applico, studio ed insegno strategie e metodologie mnemoniche a studenti, venditori, oratori, impiegati e dirigenti non finisco mai di stupirmi delle incredibili capacità del nostro cervello e della sua splendida compagna : LA MEMORIA.

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